La domanda

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Devo fare una ricerca sul romanzo storico in italia dopo i Promessi Sposi this question feed

Inviata da arancino on 27 settembre 2013 11:28
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In Italia, spesso, nel romanzo storico si intrecciano finalità pedagogiche e motivi patriottici. La tendenza è quella di una continua rilettura del passato attraverso il filtro delle vicende contemporanee.

Dopo il 1827 abbiamo due “correnti”, all’interno del genere del romanzo storico: la corrente manzoniana, (vicende di personaggi umili, linguaggio e stile comprensibile e vicino al parlato, intento educativo, libertà, impegno morale), e quella scottiana, più semplice e commerciale (ricostruzione di ambienti medievali, gusto dell’avventura, vicende d’amore, rapimenti, magie, duelli).

Un’altra distinzione possibile, e sicuramente fondamentale, è quella sulla base ideologico-politica: fra i romanzi di impronta cattolica e moderatamente conservatrice può essere annoverata la produzione di D’Azeglio e di Tommaso Grossi; su posizioni repubblicane e progressiste sono invece Nievo e Guerrazzi.

Gli autori principali

I romanzi storici di Massimo D’Azeglio (1789-1866), cattolico liberale e genero del Manzoni, comprendono il celeberrimo Ettore Fieramosca ossia la disfida di Barletta (1833) incentrato sulla sfida tra cavalieri italiani e francesi durante la guerra tra Francia e Spagna per il controllo del Napoletano, e Niccolò de’ Lapi ambientato nella Firenze del Savonarola.

Nell’Ettore Fieramosca la vicenda viene attualizzata e il narratore non si preoccupa della precisione della ricostruzione storica nemmeno nella presentazione dell’episodio centrale, che non fu una reazione alla coscienza nazionale offesa ma solo una questione d’onore tra uomini d’arme. La storia della disfida si intreccia poi con l’amore avventuroso e tragico tra Ettore e Ginevra, che permette a D’Azeglio di inserire nel racconto tutti gli elementi tipici della mitologia romantica.

Tommaso Grossi (1790-1853) approda alla prosa dopo alcune esperienze narrative in versi. Il Marco Visconti (1834), ambientato nella Lombardia del Trecento, dipende strettamente dal modello manzoniano di cui riprende personaggi e situazioni in modo quasi esasperato.

Niccolò Tommaseo (1802-1874) è un personaggio contraddittorio, combattuto fra una prepotente sensualità e aspirazioni alla purezza, fra volontà sperimentale e gusto per la tradizione e la preziosità linguistica. Nato in Dalmazia e fervente cattolico, si trasferì a Milano dove conobbe il Manzoni. Dopo la soppressione dell’Antologia di Viesseux, della quale era collaboratore, si trasferì in volontario esilio in Francia, dove scrisse i racconti storici Il sacco di Lucca e Il Duca d’Atene.
Dalle sue riflessioni sull’importanza dell’interiorità psicologica dei personaggi piuttosto che sull’aderenza alla realtà storica, nasce il romanzo pisicologico-sentimentale Fede e bellezza (1840) fenomeno isolato nel quadro letterario risorgimentale, che anticipa tematiche e risvolti del romanzo decadente europeo.

Ippolito Nievo (1831-1861) fu un fervente mazziniano, collaborò a diversi giornali e fu tra i partecipanti alla spedizione del Mille. lI suo capolavoro, Le confessioni di un italiano (1858-59), rappresenta una tappa significativa nel processo di trasformazione del romanzo storico per la fusione di elementi storici ed autobiografici, la modernità del linguaggio, la descrizione degli ambienti e la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Il romanzo segna la via che porta dal realismo manzoniano al verismo verghiano ed è una rievocazione biografica dell’anziano protagonista. Il romanzo non ebbe una revisione finale a causa della tragica morte, durante un naufragio, del suo giovane autore.
 

27 settembre 2013 13:18
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