La domanda

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pippolippo

La questione della lingua e la scelta del fiorentino nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni this question feed

Inviata da pippolippo on 05 aprile 2013 23:40
pippolippo

l Promessi Sposi nascono da un lavoro di correzione ventennale.

In tal modo lo scrittore intende porre le basi ad un italiano sovraregionale che sia parlato dalle Alpi alla Sicilia e che sia parlato da tutte le classi sociali. Per raggiungere questo risultato egli si ispira al fiorentino effettivamente parlato al suo tempo dalle classi dotte.

Egli quindi non vuole riportare in luce una lingua morta il latino élitario degli umanisti quattrocenteschi ; né vuole costruire una lingua ex novo. Vuole operare su una lingua esistente, viva e parlata.

La scelta del fiorentino è per il resto obbligata, poiché Firenze nel Trecento con Dante, Petrarca e Boccaccio ha posto le basi alla lingua italiana, poiché nei secoli successivi altri scrittori fiorentini o toscani (da Machiavelli a Galilei) hanno tenuto viva e hanno rinnovato tale tradizione linguistica, infine perché scrittori di altre regioni italiane (da Ariosto a Tasso) hanno preso il fiorentino come modello per le loro opere.

Per Manzoni la lingua esprime quell'unità di sentimenti e di tradizioni che l'Italia deve proporsi di attuare anche in ambito politico. Lo scrittore fa per l'italiano moderno quello che aveva fatto Dante agli inizi del Trecento: ricostruisce una lingua organica e sistematica intorno al fiorentino parlato. A partire dalla metà del secolo molti scrittori fanno proprie le scelte linguistiche manzoniane e diffondono in settori sociali più vasti la nuova lingua.

L'unità linguistica è però molto posteriore all'unità politica (1870): le classi subalterne restano ancora per decenni ai margini della vita politica e sociale, e continuano a parlare i vari dialetti.

 
06 aprile 2013 00:00
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