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La rappresentazione della scienza nella letteratura dopo la seconda guerra mondiale this question feed

Inviata da doramora on 27 settembre 2013 11:37
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Nonostante la sfiducia di Snow, e la definitiva perdita dell’innocenza da parte della scienza all’indomani di Hiroshima, non mancano in questo periodo rappresentazioni positive, anche se sempre problematizzate, dell’attività scientifica e del ruolo dello scienziato nella società.

Apologhi morali su proiezioni di scenari tecnico-scientifici futuri sono le raccolte di racconti di Primo Levi Storie naturali (1966) e Vizio di forma (1971), mentre Il sistema periodico (1975) è la biografia di un chimico divisa in ventuno argomenti, ognuno dei quali prende spunto da un elemento della tavola di Mendeleev.

Immerse in una dimensione favolistica e giocosa sono invece le Cosmicomiche (1965) di Italo Calvino, resoconti fantasiosi sull’origine dell’universo, mentre in Ti con zero (1967) lo scrittore italiano mette in scena la razionalità e la metodologia astratta e matematizzata della scienza.

Figure positive di scienziati si trovano anche in romanzi fantascientifici come Dai-yon kampyoki (1959) del giapponese Abe Kobo, o Andromeda (1969) di Michael Crichton, o ne I reietti dell’altro pianeta (1974) di Ursula Le Guin, un classico del genere. Meditazione epistemologica riconciliante è anche Atlante occidentale (1985) di Daniele Del Giudice, storia dell’amicizia tra uno scrittore americano e un fisico particellare.

Un posto di rilievo in ambito contemporaneo merita infine il lavoro dell’americano Thomas Pynchon. Di grande complessità stilistica e tematica è L’arcobaleno di gravità (1973), romanzo ambientato nell’Europa del ‘44 occupata dai nazisti, dove il linguaggio scientifico-tecnologico (statistica, ingegneria chimica, psicologia pavloviana, missilistica) è uno dei registri stilistici centrali dell'opera.

Da ricordare inoltre Entropia (1960), racconto incluso in Slow learner (1983) e basato sui presupposti della termodinamica e della teoria del caos applicata ai contesti sociali, e Mason & Dixon (1997) epica reinvenzione dell’impresa di un agronomo e di un astronomo inglesi che tra il 1763 e il 1767 tracciarono la linea di confine tra la Pennsylvania e il Maryland. 

27 settembre 2013 13:18
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