La domanda

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celofan

URGENTE!!!!!! Confronto tra il dialogo di un venditore di almacchi e un passeggere con la ginestrA this question feed

Aiutatemi vi prego mi serve entro stasera sono disperata
Inviata da celofan on 28 ottobre 2014 20:18
celofan

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Il tema del dialogo del venditore di almanacchi e il passeggere è un aspetto della teoria del piacere: la felicità non è raggiungibile perché è un'illusione posta sempre nel futuro; la vita non è quindi altro che l'attesa di una felicità che non si realizzerà mai. Il senso dell'operetta sta infatti in una frase del venditore: "Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura".

La Ginestra invece rappresenta la presa di coscienza dell'uomo che non è più vittima di questa illusione.

La ginestra è infatti la metafora dell’uomo intelligente e consapevole della propria debolezza e fragilità. Il fiore è contrapposto perciò allo stupido orgoglio degli uomini che si illudono di essere i padroni dell’universo.

Anche la ginestra un giorno soccomberà inevitabilmente come ogni altro essere vivente alla forza della natura. Ma se anche sarà spazzata via almeno avrà vissuto senza le infantili illusioni di felicità e senza il vano orgoglio di chi pretende di essere immortale.

29 ottobre 2014 18:29
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Il dialogo, scritto nel 1832, è ambientato per strada, in una città di cui non viene indicato il nome. Un passante (passeggere) chiede a un venditore di almanacchi e lunari[1] se, a suo parere, l’anno nuovo sarà felice. – Certamente! – risponde il venditore. Inizia così fra i due un fitto scambio di battute durante il quale il venditore, pur sostenendo che la vita è una cosa bella, è costretto ad ammettere che non ci sono nella sua vita trascorsa tempi felici, anni a cui vorrebbe somigliasse l’anno venturo. Alla fine il passeggere giunge alla conclusione che la felicità consiste nell’attesa di qualcosa che non si conosce, nella speranza di un futuro diverso e migliore del passato e del presente:   Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.   Poi compra l’almanacco più bello e se ne va; il venditore riprende il suo cammino e il dialogo si conclude con la stessa battuta con cui è iniziato (Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi), a sottolineare il ripetersi delle vicende umane e l’impossibilità del cambiamento.   In questo passo dello Zibaldone Leopardi esprime lo stesso concetto che sta alla base del Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere: la felicità non è legata a qualcosa di reale che stiamo vivendo o abbiamo già vissuto, ma solo all'attesa, alla speranza di ciò che ci immaginiamo e ci illudiamo possa accadere:   Nella vita che abbiamo sperimentata e che conosciamo con certezza, tutti abbiamo provato più male che bene; e se noi ci contentiamo ed anche desideriamo di vivere ancora, ciò non è che per l'ignoranza del futuro, e per una illusione della speranza, senza la quale illusione o ignoranza non vorremmo più vivere, come noi non vorremmo rivivere nel modo che siamo vissuti (1 luglio 1827).

11 novembre 2017 13:50
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