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Quale è il significato allegorico di sole Dante Alighieri

SIGNIFICATO ALLEGORICO CANTO 1 INFERNO - Dante inizia il viaggio ideologico della sua Divina Commedia la notte di venerdì santo del 7 aprile 1300. Ha trentacinque anni e si trova a metà della vita di un uomo che, all'epoca, si considerava di circa settanta anni

URGENTE!!!!!! Confronto tra il dialogo di un venditore di almacchi e un passeggere con la ginestrA

Il dialogo, scritto nel 1832, è ambientato per strada, in una città di cui non viene indicato il nome. Un passante (passeggere) chiede a un venditore di almanacchi e lunari[1] se, a suo parere, l’anno nuovo sarà felice. – Certamente! – risponde il venditore. Inizia così fra i due un fitto scambio di battute durante il quale il venditore, pur sostenendo che la vita è una cosa bella, è costretto ad ammettere che non ci sono nella sua vita trascorsa tempi felici, anni a cui vorrebbe somigliasse l’anno venturo. Alla fine il passeggere giunge alla conclusione che la felicità consiste nell’attesa di qualcosa che non si conosce, nella speranza di un futuro diverso e migliore del passato e del presente:   Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.   Poi compra l’almanacco più bello e se ne va; il venditore riprende il suo cammino e il dialogo si conclude con la stessa battuta con cui è iniziato (Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi), a sottolineare il ripetersi delle vicende umane e l’impossibilità del cambiamento.   In questo passo dello Zibaldone Leopardi esprime lo stesso concetto che sta alla base del Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere: la felicità non è legata a qualcosa di reale che stiamo vivendo o abbiamo già vissuto, ma solo all'attesa, alla speranza di ciò che ci immaginiamo e ci illudiamo possa accadere:   Nella vita che abbiamo sperimentata e che conosciamo con certezza, tutti abbiamo provato più male che bene; e se noi ci contentiamo ed anche desideriamo di vivere ancora, ciò non è che per l'ignoranza del futuro, e per una illusione della speranza, senza la quale illusione o ignoranza non vorremmo più vivere, come noi non vorremmo rivivere nel modo che siamo vissuti (1 luglio 1827).

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